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COMUNICATO
STAMPA
Leggo nell’articolo
sull’iniziativa di Casa Pound che il responsabile di questo gruppo
sostiene di aver “deposto una
rosa per ribadire la nostra vicinanza a quei connazionali che, in due
differenti momenti storici, hanno subito orribili soprusi nel nome e
per conto dell'antifascismo, lo stesso che venne elevato a pietra
fondante della nostra Costituzione. Come da miglior tradizione
l'antifascismo di allora, al pari di quello odierno, si nutriva di un
odio cieco ed irrazionale”.
Ancora una volta, invece di
contribuire ad una riflessione, un pretesto per colpire
l’antifascismo.
Le Foibe sono state un
fenomeno drammatico che ha investito la Venezia Giulia nella
transizione tra guerra e dopo guerra e che ha una specificità insieme
politica e etnica. Quando parliamo delle Foibe i numeri non servono a
capire fino in fondo. Da tanti anni sui numeri c’è una violenta
diatriba e la ragione é evidente: se si fa una manipolazione verso
l’alto e si parla di 350.000 vittime, si accredita la tesi che si è
di fronte ad un genocidio nazionale, se la manipolazione é verso il
basso si tende a suggerire che in quelle fosse c’erano solo fascisti
colpevoli che hanno avuto la loro punizione, sia pure con metodi
discutibili.
Se ci preme una
ricostruzione storica avvertita, dobbiamo ammettere che siamo di
fronte ad un accadimento che non è riportabile né al genocidio né
alla “giusta” punizione di qualche fascista, siamo di fronte ad un
fenomeno di violenza concentrata che si manifesta nel crollo di una
struttura di potere e di oppressione e nel tentativo di sostituire a
questo sistema oppressivo che crolla un nuovo ordine. Un trapasso
cruento di potere tra regimi contrapposti ha dato luogo ad una
violenza che va indagata, non dimenticando la dura esperienza del
fascismo e delle responsabilità storiche di quel regime in quei
territori ai danni della allora minoranza slovena, ma anche rifuggendo
dalle tesi giustificazioniste, che parlano di una sorta di furore
popolare, una specie di riscatto da una lunga storia di violenze,
un’imitazione delle violenze subite.
Come ha detto il
Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la memoria anche
delle foibe, non ha nulla a che vedere e non può essere pretesto per
il revisionismo storico, il revanscismo o il nazionalismo. Revanscismo
e nazionalismo che da sempre sono parte dell’ideologia fascista e da
sempre sono avversati dall’antifascismo.
Da antifascisti,
derivando dalla lotta di liberazione una diversa idea della politica,
dobbiamo leggere la storia avendo il coraggio di dire la verità,
senza cercare alcun elemento di giustificazione nell’orrore che gli
oppressori avevano realizzato precedentemente per giustificare gli
orrori successivi e quindi rifiutandoci di misurarsi su una questione
di numeri. Comparare le violenze ed i morti causati dal fascismo con
quelli attribuiti alla responsabilità dell’antifascismo, non rende
più forti, anzi immeschinisce e riduce la forza dirompente e
alternativa dell’antifascismo stesso.
La differenza fra
antifascismo e fascismo é nella visione del mondo, della società,
delle donne e degli uomini: per questo se, come vorrebbe l’esponente
di questa nuova formazione di destra estrema, si recide il legame con
l'antifascismo si spezza il ramo cui è seduto il nostro Paese, la
nostra comunità, si mette in discussione il senso del suo cammino
anche per gli anni a venire. Sull' antifascismo è fondata la nostra
Repubblica e in esso si riconosce la nostra Patria e infatti la nostra
Costituzione nasce dalla Resistenza e ha nell' antifascismo le sue
radici.
L'antifascismo, in
Europa come in Italia, non è un optional: è un tratto comune
delle democrazie del dopoguerra, che lo hanno assunto come orizzonte
comune e invalicabile non solo dell'essere democratici, ma addirittura
del senso di “patria”, é l’irrinunciabile orizzonte comune
dell' attuale cittadinanza democratica europea. Per questo, per noi
che in esso ci riconosciamo, l'antifascismo non é una affermazione
retorica, un modo per richiamare una tradizione o una storia di parte
o un’arma di scomunica a seconda della provenienza e della storia
dell'interlocutore, ma un valore insopprimibile, fondativo, non
superabile. Come non si può considerare superata, ancorché
inapplicata, quella disposizione costituzionale che "vieta la
ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito nazionale
fascista".
Sicuramente
sull’antifascismo e dagli antifascisti é stato commesso un errore,
restringendolo all’interno del dibattito politico, facendone un uso
a fini politici che ha fatto male allo stesso antifascismo e che
adesso ne impone un’opera di “liberazione” dai confini della
polemica politica, in cui vorrebbero confinarlo quelli che si
rifiutano di essere antifascisti.
Antifascismo come
religione civile, come strumento di analisi e trasmissione di valori e
memoria, come mezzo per sconfiggere l’inganno del revisionismo
storico.
Qui siamo collocati e
da qui partiamo e questa collocazione, che è fondamentale ancora
nella lotta politica e culturale nel nostro Paese, deve aiutarci a
progettare il futuro.
Anche per chi pare
ancora rivolto al passato.
ANPI Sezione Varese
Il
Presidente
Angelo
Zappoli
Varese, 11.02.10
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