DAVERIO - ARTISTI PER LA RESISTENZA

                    

Artisti per la Resistenza (la locandina)  (le foto)

Guida alla lettura

Le opere in mostra sono state realizzate nella quasi totalità per l’occasione, ogni artista ha mantenuto la propria poetica, il proprio stile. Vi è stata un’adesione entusiasta e in un certo senso sorprendente degli artisti, che denota l’importanza e il richiamo di una tematica di impegno civile. La mostra è stata presentata nel mese di Agosto nell’ambito della festa provinciale dell’ANPI, ad Arcisate.

Si possono individuare due filoni principali tra gli artisti in mostra: uno descrittivo o narrativo o se si vuole figurativo, l’altro più astratto e concettuale.

Il primo può avere come riferimento Guernica di Picasso ovvero un’opera che descrive l’orrore della guerra fascista. Partendo da lì si può intendere il lavoro su carta di Aldo Ambrosini, Martiri, che inscrive nella sua poetica e ci propone il momento tragico della fucilazione, lasciandoci oltre l’ombra del fucilato, il segno tangibile dei buchi dei proiettili. Descrittiva è l’opera di Gian Luigi Bennati che ci presenta il bozzetto in bronzo del monumento alla Resistenza dedicato ai partigiani di Varese. Angelo Bersani riproduce l’icona classica del bambino ebreo con le mani alzate, divenuto ormai quasi fantasma che si trasfigura in primo piano in una donna del Sud del mondo. Alessandro Brambilla dipinge volti di deportati in campo di concentramento su cui campeggia, anche nella forma del legno sagomato, il terrore della svastica. Massimo Fergnani scolpisce un legno con un corpo di torturato, quasi una riproposizione di “Prigione” di michelangiolesca memoria. Luca Lischetti gioca sull’accostamento di una testa nera che guarda un carroarmato rosso, normalmente è il colore dei suoi personaggi. Armando Monfè descrive una scena di tortura, quasi di macellazione. Federico Simonelli elabora una delle sue serigrafie su piombo, una ritirata nella neve, cupa, a cui fanno da contrappeso colonne e capitelli classici, in raku nero, quasi combusti, a sottolineare il senso della tragedia. Alberto Tognola rappresenta scene di deportazione in un contrasto bianco nero, dove il nero del camion su cui salgono i prigionieri diviene simbolo della storia che inghiotte la memoria. Suggestiva la foto di Alberto Bortoluzzi che esegue un montaggio di targhe di vie della città di Varese dedicate alla memoria dei partigiani caduti. Paolo Zanzi sullo sfondo di un cielo su cui si libra un aquilone sovrappone degli scatti degli anni ’70 in Stazione Centrale a Milano: sono scene di degrado che ci ricordano le partenze dei treni della morte. Silvio Monti con i suoi provocatori personaggi dei fumetti, Topolino e Pippo, ci ricorda l’influenza della cultura nordamericana tutt’ora imperante. Alessandro Tonoli fotografa una scena di vita quotidiana in guerra: fucili puntati su un gruppo di donne e di uomini che pascolano mucche e portano viveri e acqua, mentre alcuni partigiani osservano da lontano. Sergio Pegoraro mette a fuoco una mano che stringe del filo spinato sullo sfondo di un paesaggio locale che contrasta con la scena in primo piano. Enzo Siciliano traduce nel suo segno riconoscibile a china scene drammatiche. Carlo Meazza ci propone una foto con uno sguardo sull’Uganda del nord, Kitgum:i bambini che dormono la notte nelle missioni per non essere catturati e diventare bambini-soldato.

Il secondo filone attinge anch’esso alla storia della pittura e fa del simbolico, del gioco di senso e immagine, della metafora i propri strumenti di poetica. Renzo Galimberti installa un trittico dove è il fuoco che tutto ha bruciato a trasformare cose e muri. Eliana Galvani incolla liste di carta di partigiani caduti su una tavola di legno massiccia, scolorite da pennellate grigio azzurre, quasi a suggerire il trascorrere del tempo che tutto appanna.Maria Teresa Gonzalez Ramirez vuole mantenere sveglia la memoria storica per costruire un futuro sempre migliore. Dalla LUCE della coscienza nasce sempre un fiore di speranza. Giovanni La Rosa destruttura con il suo stile grafico la parola Resistenza. Andrea Mattoni si diverte a giocare sul contrasto della lotta tra una formica nera e una rossa. Carlo Mattoni usa il primo numero del giornale del Comitato di liberazione varesino uscito il 25 Aprile come un sipario che riapre sulla storia. Marcello Morandini fa dei suoi segni neri su fondo bianco una rete astratta che evoca ben più materiali reti metalliche di reclusione. Raffaele Penna si serve del colore rosso come cifra di interpretazione per tingere tessuti di memoria. Giorgio Presta da forma a un grande cuore pietrificato che si sfalda, viene alla memoria il barbaro rituale fascista di strappare il cuore alle vittime. Sandro Sardella ci ricorda con la foto di un migrante circondato di personaggi filiformi la capacità di osservare che ancora c’è in qualcuno. Laure Rizzi ci riporta alla guerra con ruote di cingolati sullo sfondo di erba di vari colori che nasconde rifugi sotterranei di linee di difesa. Miriam Secco, con le striscioline di tessuto bianco, allude a un vestito da sposa a testimoniare il ruolo fondamentale delle donne nella lotta di Liberazione: 30.000 combattenti, più di 1.000.000 le madri e sorelle che accoglieranno, vestiranno, sfameranno i partigiani. Mariuccia Secol ricama un medagliere che in luogo delle medaglie porta foto di partigiani e di scene di lotta evidenziate da lustrini cuciti quasi a sottolineare con l’uso di materiali poveri una celebrazione popolare. Francesco Tognola in un acrilico su carta in modo molto intuitivo schizza il Mostro che i partigiani hanno combattuto. Michelangelo Junior tende una corda tra due mani, quasi un gioco a chi Resiste di più.